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Canto popolare italiano

Titoli della categoria Canti popolari italiani.
Ogni titolo comprende:
1) la partitura in formato pdf;
2) tutte le parti staccate in formato pdf;
3) la versione midi.
Nelle colonna Demo puoi vedere il pdf e ascoltare il midi della parte iniziale delle partiture. Puoi acquistare i singoli titoli o l'intero gruppo (20% sconto).
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13 titoli in questa categoria

ID Titolo Info Demo Acquisto
GF077 Alla fiera di Mastro Andrè Campania pag. 3+6, liv. facile/medio pdf - midi €5,00
GF018 Amore mio non piangere Toscana pag. 3+5, liv. medio pdf - midi €5,00
GF117 Era de maggio Campania, di S. Di Giacomo/M.P. Costa pag. 4+ps, liv. medio pdf - mp3 €5,50
GF105 Do Gobeti Veneto pag. 2+ps, liv. medio pdf - midi €5,00
GF023 Il merlo ha perso il becco Veneto pag. 2+4, liv. medio pdf - midi €5,00
GF022 La Morettina Lombardia pag. 2+4, liv. facile pdf - midi €5,00
GF068 L'allegrie Friuli-Venezia Giulia pag. 3+6, liv. facile pdf - midi €5,00
GF114 'O sole mio Campania, Napoli pag. 3+10, liv. medio pdf - midi €5,00
GF006 Tutti mi dicon Maremma Maremma Toscana pag. 3+4, liv. facile pdf - midi €5,00
GF087 Reginella Campania, di L. Bovio e G. Lama pag. 3+6, liv. medio pdf - midi €5,00
GF124 Santa Lucia Canzone napoletana, di T. Cottrau pag. 4, liv. medio pdf - mp3 €6,50
GF083 Vitti 'na crozza Sicilia pag. 3+6, liv. facile pdf - midi €5,00
GF066 Vola, vola, vola Abruzzo pag. 3+6, liv. facile pdf - midi €5,00
GRIT CANTO POPOLARE ITALIANO Gruppo completo titoli 13; pag. 40+ps (-20%) €53,60

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SANTA LUCIA

La canzone napoletana "Santa Lucia" fu scritta da Teodoro Cottrau nel 1849. I versi del brano celebrano il pittoresco aspetto del rione marinaro di Santa Lucia, intonati da un barcaiolo che invita a fare un giro sulla sua barca, per meglio godere il fresco della sera. La canzone scritta in napoletano ebbe scarso successo: la popolarità voltò le spalle ai versi originali in dialetto, tanto che lo stesso Cottrau pensò ad una versione in lingua italiana, con i testi di Enrico Cossovich, trasformandola nella prima canzone napoletana tradotta nell'idioma dantesco. La rinnovata composizione divenne immediatamente un successo nazionale, conoscendo un trionfo che la proiettò di lì a poco fuori dalla penisola. Ancora oggi la si ritrova nei repertori musicali dei migliori cantanti al mondo, sia lirici che leggeri. Approfondisci qui
La partitura è proposta in tre versioni: pagina verticale con una accollatura (PV1); pagina verticale con due accollature (PV2); pagina orizzontale con una accollatura (PO1).
Non è indispensabile che ci siano tutti gli strumenti indicati in partitura, si può eseguire anche riducendo le parti, purché sia mantenuto almeno il tema e una parte di accompagnamento. Analogamente, a livello di struttura si può eseguire un numero ridotto di strofe e ritornelli. La chitarra può essere suddivisa fra due esecutori.

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ERA DE MAGGIO

Era de maggio è una canzone in lingua napoletana, basata sui versi di una poesia del 1885 di Salvatore Di Giacomo e messa in musica da Mario Pasquale Costa. Il linguaggio è quello parlato dal popolo a fine 800. Approfondisci qui.
La partitura è proposta in tre versioni: pagina verticale con una accollatura (PV1); pagina verticale con due accollature (PV2); pagina orizzontale con una accollatura (PO1).

Era de maggio e te cadeano nzino
a schiocche a schiocche li ccerase rosse,
fresca era ll'aria e tutto lu ciardino
addurava de rose a ciente passe.
Era de maggio; io, no, nun me ne scordo,
na canzona cantàvemo a doie voce;
cchiù tiempo passa e cchiù me n'allicordo,
fresca era ll'aria e la canzona doce.
E diceva: «Core, core!
core mio, luntano vaie
tu me lasse e io conto ll'ore,
chi sa quanno turnarraie!»
Rispunneva io: «Turnarraggio
quanno tornano li rrose,
si stu sciore torna a maggio,
pure a maggio io stonco ccà».
si stu sciore torna a maggio,
pure a maggio io stonco ccà».

E so' turnato, e mo, comm'a na vota,
cantammo nzieme lu mutivo antico;
passa lu tiempo e lu munno s'avota,
ma ammore vero, no, nun vota vico.
De te, bellezza mia, m'annammuraie,
si t'allicuorde, nnanze a la funtana:
ll'acqua llà dinto nun se secca maie,
e ferita d'ammore nun se sana.
Nun se sana; ca sanata
si se fosse, gioia mia,
mmiezo a st'aria mbarzamata
a guardarte io nu' starria!
E te dico: «Core, core!
core mio, turnato io so'
torna a maggio e torna ammore,
fa de me chello che buo'!
Torna a maggio e torna ammore,
fa de me chello che buo'!».
Era maggio e ti cadevano in grembo,
numerosi grappoli di ciliegie rosse….
Fresca era l’aria…. e l’intero giardino
profumava di rosa intensamente…..
Era maggio, io no, non posso dimenticarlo,
cantavamo una canzone a due voci ….. più
passa il tempo e più me lo ricordo,
fresca era l’aria e dolce la canzone…..
Ella diceva: “Cuore, cuore!
Cuore mio, te ne vai lontano,
tu mi lasci, io conteggio le ore….
Chissà quando ritornerai!”
Ed io rispondevo: “Tornerò
quando ritorneranno le rose….
Se questo fiore ritorna a maggio,
anche io a maggio sono qua……
Se questo fiore ritorna a maggio,
anche io a maggio sarò qua……

E son ritornato ed ora, come allora,
cantiamo insieme quel motivo antico;
Il tempo passa ed tutto intorno cambia,
ma il vero amore no, non cambia strada….
Di te, bellezza mia, m’innamorai,
se te lo ricordi, davanti alla fontana:
l’acqua, nella fontana, non finisce mai,
e la ferita d’amore non guarisce…..
Non guarisce: che se guarita,
se fosse guarita, mia gioia,
in quest’aria profumata
io non starei a guardarti!
E ti dico: “Cuore, cuore!
Cuore mio, io son tornato…
ritorna maggio e ritorna l’amore:
fa di me quello che vuoi!
Ritorna maggio e ritorna l’amore:
fa di me quello che vuoi!

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DO GOBETI

Canto popolare veneto. Dopo una breve introduzione, ad libitum, il tema "a" è affidato al flauto soprano. Flauto contralto, flauto tenore e tastiera eseguono parti di controcanto, gli altri strumenti realizzano gli accordi del giro armonico e sviluppano il ritmo di valzer. La stessa impostazione prosegue per il tema "b". Le battute della "Coda" da 25 a 27 si inseriscono alla fine del ritornello, ma possono essere cancellate. In tal caso il ritornello dopo la battuta 24 termina direttamente a battuta 28.

Testo

1. Una sera, 'na sera de note
do gobeti se davan le bote,
do gobeti se davan le bote,
se ste siti ve digo 'l perché.

Rit. Gobi gobi gobi, gobi gobi gobi,
gobi gobi gobi, gobi.

2. Do gobeti de media statura,
se parlavan de cose amorose
e i gaveva 'na mata paura
che i passanti li stesse a sentir. Rit.
3. L'uno l'era el famoso Mattia,
l'altro l'era el fabrica enciostro,
che imbriago de graspa e de mosto,
insultava l'amico fedel. Rit.

4. Uno 'l ga dito:"Va la ti si gobo!",
e che l'altro el ga respondito:
"Se mi son gobo, ti non ti si drito,
sora la schena te ghe un montesel!" Rit.

5. I se ga dito parole da ciodi,
i se ga dato careghe sul muso,
e i xe andai a finire in quel buso
dove se beve un bicier de quel bon! Rit.

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'O SOLE MIO

La più famosa canzona napoletana, e forse la canzone più eseguita al mondo, è nata a Odessa, Ucraina, nel 1898. Eduardo di Capua è in tournée con il padre Giacobbe e una mattina, probabilmente ispirato da una radiosa alba sul Mar Nero, mette in musica le parole che il poeta Giovanni Capurro gli aveva consegnato prima di partire. Al ritorno i due Autori presentano la canzone al concorso musicale di Piedigrotta, dove arriva seconda, dietro "Napule bello". Ma il pubblico decreta il successo di "O sole mio" che si espande velocemente e acquista universale notorietà.
Non è indispensabile che ci siano tutti gli strumenti indicati in partitura, si può eseguire anche riducendo le parti, purché sia mantenuto almeno il tema e una parte di accompagnamento. Analogamente, a livello di struttura si può eseguire un numero ridotto di strofe e ritornelli. La chitarra può essere suddivisa fra due esecutori; la parte bassa si può affidare alla chitarra basso. A partire da questo arrangiamento la parte della tastiera è associata ad una parte di basso in chiave di FA per ottenere una parte di pianoforte a due mani e una parte di Basso in chiave di FA, che può essere eseguita dalla chitarra basso o da un violoncello. Per l'esecuzione con altri organici, si veda in fondo alla pagina introduzione.

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ALLA FIERA DI MASTRO ANDRÈ

pagina iniziale dell'arrangiamentopagina iniziale dell'arrangiamento

Di questa celebre canzoncina popolare infantile napoletana esistono versioni differenti, com'è logico aspettarsi, data la sua enorme diffusione.
L'arrangiamento Musicamedia inizia con una introduzione piuttosto ampia, ad libitum come sempre. Tale ampiezza si giustifica quando paragonata non alla singola strofa, ma all'insieme di una esecuzione con molte strofe. Comunque, è previsto un taglio ad libitum nell'introduzione, da metà della battuta 9 fino a metà della battuta 16. Secondo le proprie preferenze si potrà iniziare direttamente dalla strofa, eseguire tutta l'introduzione o eseguire l'introduzione con il taglio. (Top)

tematema

Il brano è qui proposto nella tonalitá di DO maggiore, per mettere meglio in risalto il suono del flauto soprano 1 che propone il tema. È sempre possibile l'unione alle voci, anche se per loro la tessitura risulterà un po' bassa. Il flauto contralto ha in questo brano una parte più impegnativa rispetto agli altri strumenti. Le percussioni che ho inserito sono il tamburello, per la sua attinenza con la musica napoletana, e i legnetti.

parte variabile del cantoparte variabile del canto

Dopo le quattro battute della prima frase, ce ne sono due che corrispondono alla parte variabile del canto, quella in cui i vari oggetti vengono elencati aggiungendone di volta in volta uno nuovo. Queste battute, comprese fra doppie stanghette, vanno ripetute per il numero di volte necessario. La versione midi propone prima una strofa, poi una seconda strofa con quattro ripetizioni, a mo' di esempio.

breve codabreve coda

L'arrangiamento si conclude con una breve coda, sempre ad libitum. (Top)

Alla fiera di mastro André
Alla fiera di mastro Andrè
aggiu cumpratu nu tamburiello
turututu lu tamburiello
alla miré, alla miré, alla fiera di mastro André
alla miré, alla miré, alla fiera di mastro André.

Alla fiera di mastro André
aggiu cumpratu nu piffariello
piripipi lu piffariello
turututu lu tamburiello
alla miré, ...
alla miré, ...

...aggiu cumpratu:

'na viola, za za la viola;
nu viulino, zi zi lu violino;
'na pistola, pem pem la pistola;
nu cannone, bum bum lu cannone;
'na trombetta, pe pe la trombetta;
nu ciucciariello, ia ia lu ciucciariello.

(Top)

AMORE MIO NON PIANGERE

La struttura di questa armonizzazione prevede una introduzione, la melodia originale che si ripete per quattro strofe e una variazione ad libitum da inserire tra la seconda e la terza strofa.

pagina iniziale dell'arrangiamentopagina iniziale dell'arrangiamento

L'introduzione prende spunto dall'inciso iniziale che viene in seguito sviluppato con piccole scalette ascendenti e discendenti fino all'accordo di dominante. (Top)

tema principaletema principale

Il tema principale è esposto dal flauto soprano 2°, mentre il contralto lo riprende a distanza di terza inferiore, realizzando in tal modo una parte adatta come seconda voce in caso di esecuzione con il coro. Il flauto soprano 1° interloquisce con brevi scalette nei momenti in cui la melodia principale si ferma su note lunghe. Il flauto tenore accompagna con un suo disegno melodico. Lo xilofono ha una parte a doppie note che segue il profilo del tema. La chitarra contribuisce con il sostegno armonico dei suoi accordi. La tastiera sviluppa le armonie in arpeggi di crome. Le percussioni hanno un disegno ritmico piuttosto semplice (Top)

variazionevariazione

La variazione presenta, nella tonalità di fa maggiore, le prime due semifrasi del tema in tempo binario, anziché ternario, alternandole con la versione ad intervalli invertiti. Proprio l'inciso iniziale della seconda semifrase ad intervalli invertiti da' luogo ad una ...

progressione discendenteprogressione discendente

...progressione discendente che porta infine alla cadenza sulla settima di dominante della tonalità originaria preparando la ripresa del tema. (Top)

1. Amore mio non piangere
se me ne vado via,
io lascio la risaia
ritorno a casa mia.

2. Amore mio non piangere
se me ne vò lontano,
ti scriverò da casa
per dirti che ti amo.

3. Vedo laggiù tra gli alberi
la bianca mia casetta;
vedo laggiù sull'uscio
la mamma che mi aspetta.

4. Mamma, papà non piangere
se sono consumata,
è stata la risaia
che mi ha rovinata.

(Top)

IL MERLO HA PERSO IL BECO

È un canto popolare veneto, molto allegro e spigliato, in tempo 6/8.

pagina iniziale dell'arrangiamentopagina iniziale dell'arrangiamento

Dopo una breve introduzione, flauto soprano 1° e flauto contralto espongono il tema, formato da quattro frasi in uno schema < a a' b b' >. Il ritmo brillante rende un po' impegnative le parti, specialmente quelle dei flauti (escluso il soprano 2°) e dello xilofono. La parte della chitarra, invece, è più agevole. Per la tastiera ho scelto un timbro di "tango accordion", che mi sembra adatto al clima di festa paesana suggerito da questo canto. (Top)

Il Merlo

Il Merlo ha perso il becco, come farà a beccar.
Il merlo ha perso il becco, come farà a beccar.
Il merlo ha perso il becco, povero merlo mio,
come farà a beccar.

Il Merlo ha perso l'orecchio, come farà a sentir.
Il Merlo ha perso l'orecchio, come farà a sentir.
Il Merlo ha perso l'orecchio, povero merlo mio,
come farà a sentir.

Il Merlo ha perso un'ala, come farà a volar.
Il Merlo ha perso un'ala, come farà a volar.
Il Merlo ha perso un'ala, povero merlo mio,
come farà a volar.

Il Merlo ha perso una zampa, come farà a saltar.
Il Merlo ha perso una zampa, come farà a saltar.
Il Merlo ha perso una zampa, povero merlo mio,
come farà a saltar.

Il Merlo ha perso la coda, come farà a covar.
Il Merlo ha perso la coda, come farà a covar.
Il Merlo ha perso la coda, povero merlo mio,
come farà a covar.

Povero merlo, povero merlo,
povero merlo mio........

(Top)

LA MORETTINA

pagina iniziale dell'arrangiamentopagina iniziale dell'arrangiamento

È un canto popolare proveniente dalla Lombardia. L'introduzione conduce dalla tonica alla dominante, da cui inizia la melodia. Il tema principale è caratterizzato dal movimento delle crome nei tempi in levare e dalla stasi delle semiminime nei tempi in battere, sia nella parte del flauto soprano 1 che in quella del flauto contralto, che segue parallelamente a distanza di terza inferiore. A questi strumenti si contrappongono, dal punto di vista ritmico, flauto soprano 2, flauto tenore e tastiera, i quali presentano le crome nel tempo forte e la semiminima nel tempo debole. La tastiera si propone con un timbro di fisarmonica, intonato con il carattere popolare del brano.

codacoda

La frase "E" è una coda; può servire quale interludio fra le varie strofe, oppure omessa, ad libitum, come al solito.

1. La morettina va alla roggia
la se ingenoeuggia a resenta'.
È passaa via on Cavaliere,
gh'era un sassetto, ghe l'ha tiràa.
"Ch'el staga fermo, sor Cavaliere,
che tutta l'acqua el m'ha intorboraa". (2 volte)

1. La morettina va alla roggia
e s'inginocchia a risciacquar.
Passò di lì un bel Cavaliere,
c'era un sassetto, glielo tirò.
"Ma stia fermo, bel Cavaliere,
che tutta l'acqua m'intorbidò!". (2 volte)

(Top)

VOLA, VOLA, VOLA

L'arrangiamento inizia con una breve introduzione di quattro battute che, come al solito, si può omettere.

pagina iniziale dell'arrangiamentopagina iniziale dell'arrangiamento

La sezione dei flauti soprano esegue la melodia principale in una tessitura comoda, tanto che non ho ritenuto necessario scrivere una seconda parte facile. È possibile, anche in relazione ai rapporti di sonorità che scaturiscono dall'insieme delle varie sezioni, affidare ad uno o due degli alunni più esperti il raddoppio della melodia principale all'ottava superiore. Ho indicato una seconda parte decorativa che sarà affidata ad un solista.
Il contralto segue in parallelo il soprano a distanza di terza o sesta con una melodia adatta anche come seconda voce in caso di esecuzione vocale.
Gli altri strumenti completano come al solito l'arrangiamento, fornendo la base armonico-ritmica. Le parti degli strumenti polifonici - chitarra e tastiera - sono scritte in modo da poter essere distribuite fra due esecutori nel caso si debba semplificare. (Top)

ritornelloritornello

La prima battuta del ritornello inizia con una nota con punto coronato, sulla quale ho posto un trillo della durata di due movimenti. (Top)

Vola, vola, vola

Vulesse fa' 'rvenì pe' n'ora sole
lu tempe belle de la cuntentezze,
quande pazzijavame a "vola vola"
e te cupre' de vasce e de carezze.

E vola vola vola vola
e vola lu pavone;
si tiè lu core bbone
mo fammece arpruva'.

'Na vote pe' spegna' lu fazzulette,
so' state cundannate de vasciarte.
Tu te scì fatte rosce e me scì ditte
di 'nginucchiarme prima e d'abbracciarte.

E vola vola vola vola
e vola lu gallinacce;
mo si ti guarde 'n facce
mi pare di sugna'.

Come li fiure nasce a primavere,
l'amore nasce da la citilanze.
Marì, si mi vuò bbene accome jere,
nè mi luvà stu sogne e sta speranze.

E vola vola vola vola
e vola lu cardille;
nu vasce a pizzichille
nè mi le può nega'...

'Na vota 'r'na pupuccia capricciosa,
purtive trecci appese e lu fruntine;
mo ti si fatte serie e vruvignose,
ma ss'ucchie me turmente e me trascine.

E vola vola vola vola
vola la ciaramelle;
pe' 'n'ore cuscì belle
vulesse sprufunna'. (Top)

(versione ritmica italiana)

Vorrei far ritornar per un'ora sola
il tempo bello della contentezza,
quando noi giocavamo a "vola vola"
e ti coprivo di baci e di carezze.

E vola vola vola vola
e vola il pavone;
se hai il cuore buono
su fammi riprovar.

Un dì per liberare il fazzoletto,
sono stato condannato a baciarti.
Tu ti sei fatta rossa e mi hai detto
d'inginocchiarmi prima e d'abbracciarti.

E vola vola vola vola
vola il gallinaccio;
or se ti guardo in faccia
mi pare di sognare.

Come i fiori nascono a primavera,
l'amore nasce dalla fanciullezza.
Maria, se mi vuoi bene come ieri,
lasciami questo sogno e questa speranza.

E vola vola vola vola
e vola il cardellino;
un bacio a pizzicotti
non me lo puoi negar...

Io ti ricordo bimba capricciosa,
con le tue trecce appese e il frontino;
or ti sei fatta seria e vergognosa,
degli occhi tuoi il fascino ancor io sento.

E vola vola vola vola
la ciaramella vola;
per un'ora così bella
vorrei sprofondar.

(Top)

L'ALLEGRIE

pagina iniziale dell'arrangiamentopagina iniziale dell'arrangiamento

Ecco l'abituale introduzione all'inizio dell'arrangiamento.

tema principaletema principale

Parte poi il tema principale, caratterizzato da un inizio acefalo sulla dominante ribattuta. La distribuzione delle parti vede il tema principale al flauto soprano primo, una seconda voce parallela alla terza eseguita dal flauto contralto, mentre flauto tenore e basso intervengono imitando il caratteristico ritmo ad una battuta di distanza. Lo xilofono ricalca il tema, con alcune varianti. Alla chitarra è affidato il ruolo di sostegno armonico con una scrittura che si può suddividere tra due esecutori. La tastiera ha un suo controcanto a doppie note. Due parti ritmiche per triangolo e legnetti e la parte facile del soprano secondo completano l'arrangiamento. (Top)

inizio del ritornelloinizio del ritornello

Vediamo qui l'inizio del ritornello, caratterizzato da una quartina di crome che vivacizza il ritmo.
In questa versione ho messo due strofe prima del ritornello, ma si può benissimo eseguire il ritornello dopo ogni strofa.

E la ligrie 'e jè dai zòvins (3 v.)
e nò dai vécjos nò dai vécjos maridaz.

Le an piardùde biel lant a messe (3 v.)
e in chè di e in chè di che son sposaz.

Rit. Ciribiribin doman l'é festa
ciribiribin non si lavora
ciribiribin g'ho l'amorosa
ciribiribin d'andà a trovar.

E cjolmi me, cjolmi ninine (3 v.)
che jo ti doi di mangjâ bem.

E a misdì ti doi uainis (3 v.)
e a la sere cuntun lên Rit.

E l'allegria la vien dai giovani (3 v.)
e no dai vecchi no dai vecchi già sposa'.

E l'han perduta andando a messa (3 v.)
e da quel dì e da quel dì che son sposa'.

Rit. Ciribiribin doman l'é festa
ciribiribin non si lavora
ciribiribin g'ho l'amorosa
ciribiribin d'andà a trovar.

E prendi me, o mia ninina (3 v.)
che io ti dò da mangiar dò da mangiar ben.

E a mezzogiorno le tegoline (3 v.)
e alla sera alla sera col baston. Rit.

(Top)

VITTI 'NA CROZZA

Questa famosa melodia siciliana è stata interpretata, fra gli altri, da Domenico Modugno, Rosa Balistreri, Carlo Muratori, Gianna Nannini, ecc., ma la prima incisione fu del tenore Michelangelo Verso (1951), su trascrizione musicale e arrangiamento di Franco Li Causi (1950), in occasione del film Il cammino della speranza di Pietro Germi (1950). Va detto che Franco Li Causi ha depositato la canzone alla s.i.a.e., affermando di essere l'unico autore della melodia e non un semplice trascrittore. Altre testimonianze indicano invece la presenza di questa melodia da tempi più antichi.
Riporto qualche nota di chiarimento sul testo, dal sito Canzoni contro la guerra:
Cominciamo dal "cannuni". Il cannone, la grande canna. Così si chiamavano quasi dovunque, in Sicilia, sia le torri dei castelli che quelle di guardia: solo che, distrutti castelli a torri, in certi paesi, la parola è rimasta ad evocare una mitica arma da fuoco puntata a minaccia, sull'altura dove invece era il castello. Al cannone-torre si riferisce il verso "vitti 'na crozza supra lu cannuni", che, a chi non sa, fa piuttosto pensare ad un cannone (arma da fuoco) decorato del piratesco emblema di un teschio. E invece si tratta del teschio di un giustiziato. Nelle giustizie feudali - anche in Sicilia - si usava attaccare la testa dell'uomo, su cui era stata eseguita sentenza di morte, alla torre del castello; e, se si trattava di un qualche brigante che aveva terrorizzato anche le terre vicine, i "quarti" (di uomo, non di bue) alle porte del paese. (Top)

pagina iniziale dell'arrangiamentopagina iniziale dell'arrangiamento

Dopo una breve introduzione , come sempre ad libitum, inizia il tema, affidato per intero al flauto soprano 1.
Il flauto soprano 2 ha una parte armonica molto facile.
I flauti contralto e tenore alternano ruoli armonici con qualche spunto contrappuntistico.
Il flauto basso, come la parte inferiore della chitarra, realizza il basso d'armonia. Almeno uno di questi strumenti deve essere presente per accompagnare il tema principale.
Lo xilofono ha una parte puramente decorativa.
La parte della chitarra può essere suddivisa fra due sezioni: una per le note basse, che sono di facilissima esecuzione, e l'altra per l'arpeggio, che dona all'arrangiamento un certo ritmo.
La tastiera ha un suo contrappunto particolare, da eseguirsi con il timbro nasale di fisarmonica, armonica o anche oboe. È una parte aggiuntiva, non indispensabile. La tastiera potrebbe anche sostituire qualsiasi altro strumento. Due piccole percussioni completano l'organico; si possono omettere o integrare a piacere. (Top)

inizio del ritornelloinizio del ritornello

Vediamo qui l'inizio del ritornello, eseguito sempre dal flauto soprano 1 ma con l'aggiunta del contralto prima e del tenore poi.

Vitti 'na crozza

Vitti na crozza supra nu cannuni
fui curiuso e ci vossi spiare
idda m'arrispunniu cu gran duluri
murivi senza un tocco di campani

la la la lero
la lero la lero
la lero la lero
la lero la la (2 volte)

si nni eru si nni eru li me anni
si nni eru si nni eru un sacciu unni
ora ca sugnu vecchio di ottantanni
chiamu la morti i idda m arrispunni

la la la lero...

cunzatimi cunzatimi lu me letto
ca di li vermi su manciatu tuttu
si nun lu scuntu cca lume peccatu
lu scuntu allautra vita a chiantu ruttu

la la la lero...

c'e' nu giardinu ammezu di lu mari
tuttu ntssutu di aranci e ciuri
tutti l'acceddi cci vannu a cantari
puru i sireni cci fannu all'amurio

la la la lero...

Vidi un teschio

Vidi un teschio sopra la torre
Ero curioso e volli domandargli
Lui mi rispose con gran dolore
Sono morto senza rintocchi di campane

la la la lero
la lero la lero
la lero la lero
la lero la la (2 volte)

Sono andati, sono andati i miei anni
Sono andati, sono andati, non so dove
Ora che sono vecchio di tanti anni
Chiamo la Morte E Lei mi risponde

la la la lero...

Preparatemi, preparatemi il letto
Che già i vermi mi hanno mangiato tutto
Se non lo sconto qui, il mio peccato
Lo sconterò nell’altra vita, a pianto continuo

la la la lero...

C’è un giardino in mezzo al mare
Tutto pieno di arance e fiori,
Tutti gli uccelli vanno lì a cantare
Anche le sirene ci fanno l’amore

la la la lero...

(Top)

REGINELLA

Pubblicata nel 1917, fu scritta da Libero Bovio su un valzer di Gaetano Lama. È la storia di un uomo che incontra dopo molto tempo la sua amata e la trova diversa da come l'ha conosciuta al momento del loro amore.

pagina iniziale dell'arrangiamentopagina iniziale dell'arrangiamento

La tonalità è DO maggiore e la difficoltà rimane ad un livello medio, più che altro per la velocità di esecuzione, dal momento che non vi sono particolari combinazioni di note difficili .
L'arrangiamento inizia con una introduzione che anticipa il tema del ritornello. Alla battuta 9 inizia la base armonico-ritmica, sulla quale si eleva poco più avanti la melodia della strofa, affidata al flauto soprano. Il flauto soprano 2 ha una parte facilitata. Flauto contralto, tenore e basso si alternano un accompagnamento con ritmo di crome che esprime la leggerezza e la scioltezza di questo valzer vagamente nostalgico. (Top)

inizio del ritornelloinizio del ritornello

Vediamo qui l'inizio del ritornello, eseguito sempre dal flauto soprano 1.

Reginella
Te si' fatta 'na veste scullata,
nu cappiello cu 'e nastre e cu 'e rrose...
Stive 'mmiezo a tre o quattro sciantose,
e parlave francese... è accussì€

Fuje l'autriere ca t'aggio 'ncuntrata€
Fuje l'autriere, a Tuleto, gnorsì...

T'aggio vuluto bene a te...
Tu m'è vuluto bene a me!
Mo nun 'nce amammo cchiù,
ma 'e vvote tu
distrattamente pienze a me!

Reginè, quanno stive cu mmico
non magnave ca pane e cerase,
nuie campavamo 'e vase! E che vase,
tu cantave e chiagnive pe' me...

E 'o cardillo cantava cu ttico:
"Reginella 'o vuo' bene a 'stu rre".

T'aggio vuluto bene a te...
Tu m'è vuluto bene a me!
Mo nun 'nce amammo cchiù,
ma 'e vvote tu
distrattamente pienze a me!

Oj cardillo, a chi aspiette stasera€
Nun 'o vide€ aggio aperta 'a cajola,
Reginella è vulata, e tu vola!
Vola e canta, nun chiagnere ccà!

t'he' 'à truva' 'na patrona sincera
ca è cchiù degna 'e sentirte 'e cantà.

T'aggio vuluto bene a te...
Tu m'è vuluto bene a me!
Mo nun 'nce amammo cchiù,
ma 'e vvote tu
distrattamente pienze a me!

(Top)

TUTTI MI DICON MAREMMA MAREMMA

La Maremma è una zona tra Toscana e Lazio in cui un tempo i montanari toscani passavano l'inverno trovando un lavoro stagionale. Vi si diffondeva facilmente la malaria che portava spesso alla morte. La bonifica della Maremma è stata completata negli anni Cinquanta.

pagina iniziale dell'arrangiamentopagina iniziale dell'arrangiamento

Questa celebre melodia toscana è costituita da due frasi, la prima delle quali è di tre battute dando luogo così ad un periodo asimmetrico. Sia l'introduzione che l'interludio possono essere omessi.

Tutti mi dicon Maremma, Maremma,
ma a me mi pare una Maremma amara.
L'uccelo che ci va perde la penna,
io c'ho perduto una persona cara.

Sia maledetta Maremma Maremma,
sia maledetta Maremma e chi l'ama.
Sempre mi trema il cor quando ci vai
perché ho paura che non torni mai.

(Top)

Musicamedia di Giovanni Ferracin pagine viste

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da novembre 2008