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Inni Nazionali ed Inni Vari

Titoli della categoria Inni Nazionali ed Inni Vari.
Ogni titolo comprende:
1) la partitura in formato pdf;
2) tutte le parti staccate in formato pdf;
3) la versione midi.
Nelle colonna Demo puoi vedere il pdf e ascoltare il midi della parte iniziale delle partiture. Puoi acquistare i singoli titoli o l'intero gruppo (20% sconto).
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9 titoli in questo gruppo:

ID Titolo Info Demo Acquisto
GF123 Desteapta-te, Române! Romania pag. 3, liv. medio pdf - mp3 €5,00
GF029 Deutschlandlied Germania pag. 2+6, liv. medio pdf - midi €5,00
GF027 Fratelli d'Italia Italia pag. 4+5, liv. difficile pdf - midi €5,50
GF028 God save the Queen Inghilterra pag. 2+4, liv. facile pdf - midi €5,00
GF005 Inno dei Marines Inno della marina statunitense pag. 2+3, liv. medio pdf - midi €5,00
GF106 John Brown's body U.S.A. pag. 2+3, liv. medio pdf - midi €5,00
GF075 La leggenda del Piave E. A. Mario pag. 4+6, liv. medio pdf - midi €5,50
GF033 La Marsigliese Francia pag. 4+6, liv. medio pdf - midi €5,50
GF030 The star-spangled banner U.S.A. pag. 3+5, liv. medio pdf - midi €5,00
HYMNS & ANTHEMS / INNI Gruppo completo titoli 9; pag. 26+ps (-20%) €33,20

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DESTEAPTA-TE ROMANE!

L'inno romeno "DeSteapta-te, Române!" è stato adottato nel 1989, dopo la caduta di Nicolae Ceausescu ed è il quinto inno nazionale dall'indipendenza ottenuta nel 1861. Il testo venne scritto da Andrei Muresanu (1816-1863), poeta del XIX secolo, e musicato da Anton Pann (1796-1854), uno dei primi compositori romeni dell'epoca, durante la rivoluzione anti-turca del 1848.

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JOHN BROWN'S BODY

John Brown (Torrington, 9 maggio 1800 - Charles Town, 2 dicembre 1859) è stato un attivista statunitense, simbolo della causa antischiavista cui si dedicò anche mediante la lotta armata. La canzone "John Brown's Body", di cui esiste anche una versione italiana, fece di lui un eroico martire della causa nordista. Essa perciò, adottata come canzone di battaglia dell'Unione durante la Guerra Civile Americana, divenne popolare. (Da Wikipedia)
In questo brano le percussioni hanno un ruolo molto caratterizzante. L'introduzione è facoltativa. La melodia è affidata sia al flauto soprano 1, in una tessitura piuttosto acuta, sia al flauto contralto. La tonalità di FA maggiore agevola l'esecuzione vocale. Non è indispensabile che ci siano tutti gli strumenti indicati in partitura, si può eseguire anche riducendo le parti, purché sia mantenuto almeno il tema e una parte di accompagnamento. Analogamente, a livello di struttura si può eseguire un numero ridotto di strofe e ritornelli. La chitarra può essere suddivisa fra due esecutori; la parte bassa si può affidare alla chitarra basso.

Testo

1. John Brown giace nella tomba là nel pian
dopo una lunga lotta contro l'oppressor;
John Brown giace nella tomba là nel pian,
ma l'anima vive ancor.

Rit. Glory, glory hallelujah (x3)
ma l'anima vive ancor.

2. Con diciannove suoi compagni di valor,
dall'Est all'Ovest la Virginia conquistò;
con diciannove suoi compagni di valor,
ma l'anima vive ancor.

3. Poi l'hanno ucciso come fosse un traditor
ma il traditor fu quell'uomo che l'impiccò;
poi l'hanno ucciso come fosse un traditor,
ma l'anima vive ancor.


4. John Brown è morto ma lo schiavo è in libertà,
tutti fratelli, bianchi e neri siamo già.
John Brown è morto, ma lo schiavo è in libertà,
ma l'anima vive ancor.

5. Oh, non temere colui che il corpo ucciderà
se la tua anima rapir non ti potrà;
oh, non temere colui che il corpo ucciderà
se l'anima vive ancor.

6. Stelle dei cieli non piangete su John Brown,
stelle dei cieli sorridete con John Brown;
stelle dei cieli non piangete su John Brown,
la sua anima vive ancor.

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INNO DEI MARINES

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In questo brano i flauti soprano 1°, contralto e tenore hanno le maggiori difficoltà, sia per l'estensione che per la presenza di alcune note alterate. Chitarra e flauto 2° suonano una parte facile. Delle due percussioni, il triangolo ha una parte molto facile, mentre quella del tamburo è più impegnativa.

Inno dei marines
From the Halls of Montezuma,
To the shores of Tripoli;
We fight our country's battles
In the air, on land, and sea;
First to fight for right and freedom
And to keep our honor clean;
We are proud to claim the title
Of United States Marines.

Our flag's unfurled to every breeze
From dawn to setting sun;
We have fought in ev'ry clime and place
Where we could take a gun;
In the snow of far-off Northern lands
And in sunny tropic scenes;
You will find us always on the job
The United States Marines.

Here's health to you and to our Corps
Which we are proud to serve;
In many a strife we've fought for life
And never lost our nerve;
If the Army and the Navy
Ever look on Heaven's scenes;
They will find the streets are guarded
By United States Marines.

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FRATELLI D'ITALIA - INNO DI MAMELI

Goffredo Mameli (Genova 1827 - Roma 1849) partecipò ai moti rivoluzionari del 1848-49 diventando al contempo un seguace di Giuseppe Mazzini, suo eroe particolare e di Giuseppe Garibaldi, l'eroe dei due mondi. Nel 1848 combatté in Lombardia, nella prima guerra d'Indipendenza. Nel 1849 si unì alle truppe di Garibaldi, entrando a Roma. Partecipò, con valore, alla difesa della Repubblica Romana contro i Francesi. Il tre giugno dello stesso anno fu gravemente ferito, morì un mese dopo. Le autorità francesi si rifiutarono di restituire il corpo al padre. Oggi, Goffredo Mameli, come altri valorosi patrioti, riposa al Gianicolo, nel punto dove la citta' di Roma fu più coraggiosamente difesa. Mameli scrisse le parole del "Canto degli Italiani" nel settembre 1847, poi, il 23 novembre 1847, portò l'inno all'amico musicista Michele Novaro (1822-1885) che viveva a Torino. In una notte, Novaro compose la musica e il giorno seguente, a Genova, consegnò il testo musicato a Mameli. Qualche giorno piu' tardi, il primo dicembre, "Fratelli d'Italia" fu suonato per la prima volta ad una assemblea popolare. La melodia invase brevemente tutta la penisola, cantata da tutti per sfidare gli Austriaci, i Borboni e la polizia Papale.
l'Inno di Mameli (questa la denominazione assunta dall'Inno nella cultura corrente) fu associato alla Bandiera Tricolore come segno della volontà di indipendenza nazionale fin dai primi moti popolari che precedettero l'esplosione rivoluzionaria del 1848. E attorno alla Bandiera Tricolore e all'Inno Nazionale si strinsero i milanesi nelle Cinque Giornate del marzo '48. Giuseppe Massari, il primo biografo di Cavour e di Vittorio Emanuele II, lo ha definito come il vero e proprio Inno Nazionale italiano. E come tale dovette considerarlo anche Giuseppe Verdi, che lo inserì, accanto alla Marsigliese e all'Inno Nazionale inglese (God Save the King), nell'Inno delle Nazioni, da lui composto in occasione dell'Esposizione Universale di Londra del 1864. Dopo il Referendum del 1946 che portò il sistema repubblicano a prevalere su quello monarchico, l' "Inno di Mameli" divenne ufficialmente l'Inno Nazionale Italiano. (Top)

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Una brevissima introduzione porta alla prima sezione in Fa maggiore, corrispondente alla strofa. Si tratta di quattro frasi regolari anacrusiche, in schema "a a b a", seguite da un piccolo ponte modulante. Il tema principale è affidato al flauto soprano 1°; il flauto contralto esegue un controcanto omoritmico; il flauto tenore suona una parte sfasata ritmicamente di un movimento; lo xilofono ricalca il ritmo della melodia principale, come pure fa la tastiera, però posticipando di un movimento la croma puntata e sedicesimo, come il flauto tenore. Questi due strumenti suonano doppie note, se è necessario semplificare si può far suonare solo una delle due. La chitarra trova una parte scritta molto semplice e schematica, con funzione di sostegno armonico e ritmico; anche le poche note doppie sono agevolmente eseguibili. Se si dispone di chitarristi in gamba si può arricchire la parte eseguendo altre note dell'accordo. La parte del flauto soprano 2° non presenta alcuna difficoltà. Le percussioni, invece, devono eseguire ritmi con le semicrome, che richiedono un certo impegno. (Top)

seconda parteseconda parte

Il piccolo ponte modulante che conclude la prima sezione porta alla tonalità di Si bemolle maggiore della seconda parte del canto, corrispondente al ritornello. Il ritmo è più concitato, grazie ad un maggior uso della croma puntata seguita da semicroma. Anche questa sezione si compone di quattro frasi, le quali iniziano con una semicroma alla fine del secondo movimento. Ho preferito, però, mettere i punti di riferimento all'inizio delle battute, per maggiore comodità d'uso. La melodia principale è ora eseguita dal flauto contralto, raddoppiato dalla tastiera; al flauto soprano 1° è affidato il compito di contrappuntare a livello ritmico. Il flauto tenore e lo xilofono rinforzano il ritmo principale. Le due percussioni, tamburo e legnetti, ripetono in alternanza il ritmo di croma puntata e semicroma in una specie di ostinato ritmico. (Top)

Fratelli d'Italia

Fratelli d'Italia / L'Italia s'è desta / Dell'elmo di Scipio / S'è cinta la testa (1)
Dov'è la vittoria€ / Le porga la chioma (2) / Che schiava di Roma / Iddio la creò.

Stringiamoci a coorte (3) / Siam pronti alla morte, / Siam pronti alla morte (4) / Italia chiamò

Noi fummo da secoli / Calpesti e derisi, / Perchè non siam popolo, / Perchè siam divisi.
Raccolgaci un' unica / bandiera, Una speme, / Di fonderci insieme / Già l'ora suonò.

Stringiamoci a coorte...

Uniamoci, uniamoci / L'unione e l'amore / Rivelano ai popoli / Le vie del Signore (5)
Giuriamo far libero / Il suolo natio / Uniti per Dio (6) / Chi vincer ci può€

Stringiamoci a coorte...

Dall'Alpe a Sicilia / Dovunque è Legnano (7), / Ogn'uomo di Ferruccio (8) / Ha il cuore e la mano,
I bimbi d'Italia / Si chiaman Balilla (9) / Il suon d'ogni squilla / I vespri suonò (10).

Stringiamoci a coorte...

Son giunchi, che piegano, / Le spade vendute (11). / Già l'aquila d'Austria (12) / Le penne ha perdute
Il sangue d'Italia / Bevé col cosacco / Il sangue polacco / Ma il cor lo bruciò.

Stringiamoci a coorte...

note al testo

(1) Cioè ha riesumato l'antico valore dei Romani. Va detto che si tratta dell'Africano, non dell'Emiliano con cui lo confuse Dario Fo in un suo intervento sul Corriere chiamandolo "criminale razzista". L'Africano era anzi il nonno dei due più famosi "sindacalisti" dell'antichità, Tiberio e Caio Gracco, morti nel tentativo di far passare le leggi agrarie.
(2) Qui il poeta si riferisce all'uso antico di tagliare le chiome alle schiave per distinguerle dalle donne libere che portavano invece i capelli lunghi. Dunque la Vittoria deve porgere la chiome perché le venga tagliata quale schiava di Roma sempre vittoriosa.
(3) La coorte, cohors, era un'unità da combattimento dell'esercito romano, decima parte di una legione; nulla a che vedere con la corte.
(4) Qui a tutti tremano le vene dei polsi, altri fanno scongiuri, ma vale la pena ricordare che l'autore fu coerente con le sue parole.
(5) A dire la verità si potrebbe intravedere in questi versi un sentimento democristiano ante litteram, ma è nota la religiosità di Mazzini, spesso deriso per questo da Marx con il nomignolo di Teopompo.
(6) "Per Dio" va inteso come un'interiezione (perbacco!) o come invito a un'unione sacra€ Più verosimile la prima lettura.
(7) Ossia la battaglia in cui i comuni italiani uniti in lega e guidati da Alberto da Giussano batterono il Barbarossa.
(8) Francesco Ferrucci che guidò i Fiorentini contro Carlo VIII di Francia e che a Maramaldo, rinnegato e traditore, gridava: "Vile, tu uccidi un uomo morto!".
(9) Attenzione! Qui di fascisti non c'entrano. "Balilla" è il soprannome di Gianbattista Perasso, il ragazzo genovese che con il lancio di una pietra diede inizio alla rivolta di Genova contro gli austriaci nel 1746.
(10) Si tratta dei Vespri siciliani, rivolta (1282) degli isolani contro i francesi, che poi per stanarli gli facevano vedere dei ceci e gli chiedevano: cosa sono questi€ E loro, non sapendo pronunciare la "c" dolce, dicevano "sesi", e i siciliani giù botte!
(11) Le truppe mercenarie di occupazione.
(12) L'aquila bicipite, simbolo degli Asburgo.

a cura di Valerio M. Manfredi - tratto da "Panorama" del 2 luglio 1998

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GOD SAVE THE QUEEN

Non si conosce con certezza l'autore di questa melodia, le cui origini si possono riscontrare nel patrimonio della tradizione popolare. Inoltre, frammenti melodici si possono riconoscere in varie composizioni a partire dal XVII sec. Alcune fonti indicano il 1740 quale anno della prima esecuzione, in un banchetto per la conquista di Portobello da parte dell'ammiraglio Vernon. In questa occasione, Henry Carey lo avrebbe cantato come propria composizione. La prima esecuzione pubblica avvenne il 28 settembre 1745 e subito dopo l'inno acquisì vasta popolarità, grazie alla pubblicazione sul "Gentleman's Magazine". Precedentemente, nel 1744 (1743 secondo altre fonti), era stato pubblicato nella collezione "Harmonia Anglicana". Nelle occasioni ufficiali viene cantata solo la prima strofa, occasionalmente la terza.

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La piccola introduzione, ad libitum come al solito, è basata sul frammento iniziale della melodia, con entrate successive dei flauti soprani 1, flauti soprani 2 e flauti contralti. Segue il tema vero e proprio, la cui struttura formale è asimmetrica, in quanto formata da tre frasi secondo lo schema "a b c", con "a" ternaria, mentre le altre sono regolari frasi binarie. Il flauto soprano 1 suona il tema principale, mentre il flauto contralto esegue una seconda voce alla distanza di terza o sesta inferiore. Il flauto tenore ha una parte meno sviluppata melodicamente, come pure la parte facilitata del flauto soprano 2. Allo xilofono sono affidate due voci: una è quella del tema principale, l'altra è di carattere armonico basata sullo stesso ritmo della prima. Si potrà facilitare la parte suonando o una o l'altra delle due voci o dividendole tra due xilofoni. La chitarra ha il compito di realizzare un sostegno armonico-ritmico; la parte è già piuttosto semplice, comunque si può ulteriormente semplificare ripetendo o prolungando la prima nota di ogni battuta. Chitarristi un po' più preparati potranno realizzare gli accordi o arpeggiare. La tastiera ricalca il tema principale con piccole varianti. (Top)

breve variazionebreve variazione

Prima della ripetizione del tema principale si può intercalare la breve variazione, una semplice frase imitativa per quartetto di flauti. L'imitazione del tema si basa sul ritmo delle prime cinque note, mentremelodicamente si realizza una scala con moto discendente per soprani 1 e contralti, ascendente per tenori e soprani 2. (Top)

God save the Queen

1. God save our gracious Queen,
Long live our noble Queen,
God save the Queen!
Send her victorious,
Happy and glorious,
Long to reign over us;
God save the Queen!

2. O Lord our God arise,
Scatter her enemies
And make them fall;
Confound their politics,
Frustrate their knavish tricks,
On Thee our hopes we fix,
Oh, save us all!

3. Thy choicest gifts in store
On her be pleased to pour;
Long may she reign;
May she defend our laws,
And ever give us cause
To sing with heart and voice,
God save the Queen!

4. Not in this land alone,
But be God's mercies known,
From shore to shore!
Lord make the nations see,
That men should brothers be,
And form one family,
The wide world over

5. From every latent foe,
From the assassins blow,
God save the Queen!
O'er her thine arm extend,
For Britain's sake defend,
Our mother, prince, and friend,
God save the Queen!

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DEUTSCHLANDLIED

Quando Franz Joseph Haydn tornò in Austria al termine del suo secondo giro di concerti in Inghilterra, si mise a scrivere un Inno Imperiale (Kaiser Hymn) per Franz II. Haydn era rimasto molto colpito dalla solenne bellezza del "God save the King". "Gott erhalte Franz den Kaiser" fu eseguito per la prima volta il 12 febbraio 1797.
Il "Deutschlandlied" unisce la melodia di Haydn alle parole di August Heinrich Hoffmann von Fallersleben (1798-1874), scritte nel 1841. Fu proclamato inno ufficiale della Germania dapprima nel 1922, dal primo presidente della Repubblica di Weimar, Friedrich Ebert, poi vietato dopo la seconda guerra mondiale ed infine reintrodotto quale inno ufficiale dal presidente della Repubblica Federale di Germania Theodor Heuss, nel maggio del 1952, limitatamente alla terza strofa.

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Questo arrangiamento del "Deutschlandlied" presenta una piccola variazione rispetto all'originale di Haydn. Come si può notare dall'anteprima, ho fatto iniziare la melodia dal primo tempo della battuta anziché dal terzo. In questo modo tutte le frasi sono diventate tetiche inveche che anacrusiche, guadagnando una maggiore semplificazione di lettura. Nell'introduzione, ad libitum come al solito, i flauti presentano il primo inciso del tema invertito. La melodia principale si realizza in tre frasi regolari, con ritornello per la prima e la terza. Ho scelto la tonalità di do maggiore per consentire un'agevole unione di un coro concertante di voci bianche. La parte del canto è affidata al flauto soprano 1, realizzata all'ottava alta nelle prime due frasi e in loco nella terza. Il flauto soprano 2 suona una parte molto semplificata. Il flauto contralto presenta una parte melodica secondaria nelle frasi 1 e 3 e un'imitazione nella frase 2. Il flauto tenore esegue un facile accompagnamento nelle prime due frasi e un controcanto alla sesta inferiore nella terza frase. La parte dello xilofono è facilmente sdoppiabile per una esecuzione facilitata; si può infatti eseguire solo una delle due voci scritte, oppure utilizzare due xilofoni, uno per ogni voce. Lo stesso discorso dicasi per la chitarra, limitatamente alla terza frase; in alternativa può eseguire gli accordi. La tastiera presenta due voci: quella grave, più semplice, costituisce il basso armonico e ricalca la parte della chitarra; quella acuta, più difficile, è un accompagnameto a note doppie che nella terza frase si fa controcanto o raddoppio della melodia principale. A seconda del numero e dell'abilità dei tastieristi a disposizione, sarà possibile affidare solo una delle due voci ad una tastiera, o le due voci a due tastiere distinte, oppure far suonare sulla stessa tastiera due strumentisti diversi, uno per ogni voce. Si avrà cura di scegliere un timbro morbido ed un volume che non copra le altre parti. Troviamo infine due suggerimenti per le percussioni, con piccole imitazioni nella seconda e terza frase. (Top)

Das Deutschlandlied

Das Deutschlandlied
Einigkeit und Recht und Freiheit
Für das Deutsche Vaterland.
Danach lasst uns alle streben,
Brüderlich mit Herz und Hand.
Einigkeit und Recht und Freiheit
Sind des Glückes Unterpfand.
Blüh' im Glanze dieses Gl81ckes,
Blühe deutsches Vaterland.

English Translation
Unity, Justice and Freedom
For the German Fatherland.
This is what we all must strive for,
Brotherly with heart and hand.
Unity, Justice and Freedom
Are the foundation for happiness.
Bloom in the radiance of this happiness,
Bloom, oh German Fatherland.

Versione Italiana
Unità, giustizia e libertà
per la nostra terra tedesca!
Siano esse raggiungibili
con il nostro fraterno lavoro!
Unità, giustizia e libertà
sono la base della felicità.
Fiorisci nel pieno della prosperità,
fiorisci, nostra terra tedesca! (Top)

Come la bandiera della Repubblica Federale di Germania, anche l’inno nazionale risale al periodo precedente la rivoluzione del 1848: nell’anno 1841 sull’isola di Helgoland August Heinrich Hoffmann di Fallersleben scrisse il testo dell’"Inno dei Tedeschi" attingendo ad una melodia di Joseph Haydn. Vista la disgregazione politica che esisteva all’epoca in Germania, il testo esprime l’anelito della popolazione tedesca verso una patria unita. Dopo la Prima guerra mondiale il primo presidente della Repubblica di Weimar, Friedrich Ebert, innalzò l’"Inno dei Tedeschi" ad inno nazionale tedesco. La prima strofa dell’inno fu, soprattutto all’estero, spesso misconosciuta e malinterpretata. La frase introduttiva di questa strofa: "Deutschland, Deutschland über alles", intesa come esortazione, nell’epoca di discordia politica in cui viveva Hoffmann von Fallersleben può essere interpretata solo come riconoscimento della volontà di impiegare il massimo delle forze e dei sentimenti a favore dell’unità non ancora realizzata dell’Impero germanico. Nell’anno 1952, con uno scambio di lettere tra il primo Presidente federale, Theodor Heuss, e il Cancelliere federale Konrad Adenauer la canzone fu nuovamente riconosciuta quale inno nazionale. Adenauer: "Durante le manifestazioni pubbliche si canterà la terza strofa". È proprio il suo testo - "Concordia e giustizia e libertà per la patria tedesca" - ad aver mantenuto viva la rivendicazione dei tedeschi circa la realizzazione dell’unità del loro Stato anche nei decenni della sua divisione. In uno scambio di lettere nell’agosto 1991 il Presidente Federale Richard von Weizsäcker ed il Cancelliere federale Helmut Kohl confermano questa tradizione dell’"Inno dei Tedeschi" per quanto concerne la Germania riunificata: "Come documento della storia tedesca esso forma in tutte le sue strofe un’unità... La terza strofa dell’Inno dei Tedeschi di Hoffmann von Fallersleben con la melodia di Joseph Haydn è l’inno nazionale del popolo tedesco".

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THE STAR-SPANGLED BANNER

Il testo fu scritto da Francis Scott Key nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1814, a bordo della fregata "Surprise", ancorata nel porto di Baltimora. La musica è quella di una lirica composta da John Stafford Smith per l'"Anacreontic Society" di Londra, un'associazione musicale massonica attiva tra il 1771 e il 1794. Fu adottato quale Inno Nazionale nel 1931, dopo essere stato a lungo l'inno ufficiale dell'esercito e della marina americani.

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Questo arrangiamento è destinato soprattutto all'esecuzione strumentale, in quanto l'estensione della melodia, do4 (do centrale)- sol5, non agevola l'intonazione del canto da parte di un coro di voci bianche. Una piccola introduzione (ad libitum come sempre) conduce al tema principale, nella tonalità di DO maggiore. La struttura musicale vede otto frasi regolari anacrusiche, secondo lo schema: 'a b a b c d e f'. Il flauto soprano primo esegue la melodia dell'inno, contrappuntata dalle parti dei flauti contralto e tenore. Il flauto soprano 2 ha una parte più facile. Xilofono, chitarra e tastiera hanno parti accordali, che possono essere facilitate eseguendo o solo la nota bassa (xilofono e tastiera, chitarra con adattamenti ritmici), o solo la nota alta, oppure dividendo le nota fra più strumenti. Viceversa, disponendo nel gruppo di un valido chitarrista, è possibile realizzare gli accordi della chitarra, anche in forma di arpeggio. La tastiera elettronica può anche eseguire una qualsiasi delle parti del flauto. Le percussioni hanno un ritmo che può risultare impegnativo nelle parti in controtempo e in quelle con le semicrome. Si potrà eventualmente facilitare eseguendo il ritmo della melodia o quello dei movimenti della misura. (Top)

The star-spangled banner

Oh say, can you see,
by the dawn's early light,
what so proudly we hailed
at the twilight's last gleaming.
And the rockets' red glare,
the bombs bursting in air,
gave proof through the night
that our flag was still there.
Oh say, does that star-span-
gled Banner yet wave
o'er the land of the free
and the home of the brave€

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LA MARSIGLIESE

Nel 1792, in seguito alla dichiarazione di guerra del Re all'Austria, un ufficiale francese alloggiato a Strasburgo, Ruoget de Lisle, scrive, nella notte tra il 25 e il 26 aprile, un "Canto di guerra per l'armata del Reno". Il canto è ripreso dai federati di Marsiglia che partecipano all'insurrezione delle Tuileries il 10 agosto 1792. Il suo successo è tale che è dichiarato canto nazionale il 14 luglio 1795. Dopo varie proibizioni e riabilitazioni, è ripristinato quale inno nazionale durante la III Repubblica (1879). Il 14 luglio 1915 le ceneri di Ruoget de Lisle sono trasferite agli Invalidi. Le costituzioni del 1946 e del 1958 ne ribadiscono il carattere di inno nazionale.

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L'elemento caratterizzante di questo Inno è il ritmo di "croma puntata, semicroma". Esso pervade tutta la melodia, analogamente a quanto accade per l'Inno di Mameli, conferndole un carattere fortemente deciso ed esortativo.La struttura delle frasi presenta alcune anomalie che hanno influito sull'apposizione dei simboli di riferimento. In primo luogo, due frasi sono di due battute soltanto: la frase "C", quasi come un improvviso grido d'allarme, dopo le prime due frasi con carattere di marcia, e la frase "G", come un ultimo pressante invito all'azione. Poi, l'anacrusi delle frasi è di varia durata, costringendomi a porre i riferimenti non sopra la nota effettiva di inizio delle frasi, ma in corrispondezza dell'inizio della battuta successiva.
L'arrangiamento prevede una introduzione, ripresa nel finale quale coda; come al solito sono ad libitum, si possono tranquillamente omettere, nello spirito di massima flessibilità che contraddistingue le partiture Musicamedia. La parte del flauto soprano 2 è molto più semplice delle altre, l'unica picola difficoltà sta nel FA#. Al gioco ritmico di flauto soprano 1, flauto contralto e flauto tenore, fa da contraltare la quadratura ritmica di chitarra e tastiera, con il loro supporto armonico, mentre lo xilofono a volte riprende il ritmo caratteristico, a volte ha più una parte armonica. Fra le percussioni non poteva mancare il tamburo, cui si affianca un triangolo impegnato in numerosi trilli. (Top)

Testo

1. Allons enfants de la Patrie,
Le jour de gloire est arrivé !
Contre nous de la tyrannie,
L'étendard sanglant est levé, (bis)
Entendez-vous dans les campagnes
Mugir ces féroces soldats €
Ils viennent jusque dans vos bras
Egorger vos fils et vos compagnes !

Refrain: Aux armes, citoyens,
Formez vos bataillons,
Marchons, marchons !
Qu'un sang impur
Abreuve nos sillons !

2. Que veut cette horde d'esclaves,
De traîtres, de rois conjurés €
Pour qui ces ignobles entraves,
Ces fers dès longtemps préparés € (bis)
Français, pour nous, ah ! quel outrage
Quels transports il doit exciter !
C'est nous qu'on ose méditer
De rendre à l'antique esclavage !
3. Quoi ! des cohortes étrangères
Feraient la loi dans nos foyers !
Quoi ! ces phalanges mercenaires
Terrasseraient nos fiers guerriers ! (bis)
Grand Dieu ! par des mains enchaînées
Nos fronts sous le joug se ploieraient
De vils despotes deviendraient
Les maîtres de nos destinées !
4. Tremblez, tyrans et vous perfides
L'opprobre de tous les partis,
Tremblez ! vos projets parricides
Vont enfin recevoir leurs prix ! (bis)
Tout est soldat pour vous combattre,
S'ils tombent, nos jeunes héros,
La terre en produit de nouveaux,
Contre vous tout prêts à se battre !
5. Français, en guerriers magnanimes,
Portez ou retenez vos coups !
Epargnez ces tristes victimes,
A regret s'armant contre nous. (bis)
Mais ces despotes sanguinaires,
Mais ces complices de Bouillé,
Tous ces tigres qui, sans pitié,
Déchirent le sein de leur mère !
6. Amour sacré de la Patrie,
Conduis, soutiens nos bras vengeurs
Liberté, Liberté chérie,
Combats avec tes défenseurs ! (bis)
Sous nos drapeaux que la victoire
Accoure à tes mâles accents,
Que tes ennemis expirants
Voient ton triomphe et notre gloire !
7. Nous entrerons dans la carrière
Quand nos aînés n'y seront plus,
Nous y trouverons leur poussière
Et la trace de leurs vertus (bis)
Bien moins jaloux de leur survivre
Que de partager leur cercueil,
Nous aurons le sublime orgueil
De les venger ou de les suivre

Versione italiana

1. Avanti figli della patria
il dì glorioso arrivò.
Contro noi la tirrannia
lo stendardo cruento levò! (bis)
Sentite voi nelle campagne
feroci soldati gridar€
verranno certo fino a qui
a sgozzarvi i figli e le compagne.

Ritornello: All'armi cittadin!
Formate i battaglion!
Marciam, marciam
un sangue impur
i solchi bagna già!

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LA LEGGENDA DEL PIAVE

E. A. Mario è l'autore sia del testo che della musica di questo inno che contribuì alla riscossa delle truppe italiane durante la prima guerra mondiale. La storia di questo curioso pseudonimo e altre notizie sull'autore si possono leggere qui

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Il canto è caratterizzato dai tipici ritmi marziali, la croma puntata seguita dalla semicroma e la cellula di croma con due semicrome. Il tema è affidato al flauto soprano 1, gli altri strumenti hanno un ruolo perlopiù di carattere armonico e ritmico, raramente compare un accenno a melodie secondarie.

La leggenda del Piave

1. Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio
dei primi fanti il ventiquattro maggio;
l'esercito marciava per raggiunger la frontiera
per far contro il nemico una barriera!
Muti passaron quella notte i fanti,
tacere bisognava andare avanti.
S'udiva intanto dalle amate sponde
sommesso e lieve il tripudiar de l'onde.
Era un presagio dolce e lusinghiero.
il Piave mormorò: Non passa lo straniero!
2. Ma in una notte triste si parlò di un fosco evento
e il Piave udiva l'ira e lo sgomento.
Ahi, quanta gente ha visto venir giù, lasciare il tetto,
poiché il nemico irruppe a Caporetto.
Profughi ovunque dai lontani monti,
venivano a gremir tutti i suoi ponti.
S'udiva allor dalle violate sponde
sommesso e triste il mormorio de l'onde.
Come un singhiozzo in quell'autunno nero
il Piave mormorò: Ritorna lo straniero!
3. E ritornò il nemico per l'orgoglio e per la fame
volea sfogare tutte le sue brame,
vedeva il piano aprico di lassù: voleva ancora
sfamarsi e tripudiare come allora!
No, disse il Piave, no, dissero i fanti,
mai più il nemico faccia un passo avanti!
Si vide il Piave rigonfiar le sponde
e come i fanti combattevan l'onde.
Rosso del sangue del nemico altero,
il Piave comandò: Indietro va, o straniero!
4. Indietreggiò il nemico fino a Trieste fino a Trento
e la Vittoria sciolse l'ali al vento!
Fu sacro il patto antico, tra le schiere furon visti
risorgere Oberdan, Sauro e Battisti!
Infranse alfin l'italico valore
le forche e l'armi dell'Impiccatore!
Sicure l'Alpi, libere le sponde,
e tacque il Piave, si placaron l'onde.
Sul patrio suolo vinti i torvi Imperi,
la Pace non trovò né oppressi, né stranieri!

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