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MusicamediaSimba Centenario Grande Guerra

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ID Titolo Versione Demo Acquisto
NB071im Come pioveva!, Armando Gill S.I.M. mp3 pdf
NB076im Il Silenzio S.I.M. mp3 pdf
NB077im La campana di San Giusto, Arona/Drovetti S.I.M. mp3 pdf
NB084im La guerra di Piero, De André/Centanaro S.I.M. mp3 pdf
NB080im La leggenda del Piave, E. A. Mario S.I.M. mp3 pdf
NB072im 'O surdato 'nnammurato, Cannio/Califano S.I.M. mp3 pdf
NB082im Ta pum, Piccinelli S.I.M. mp3 pdf
NB083im When the saints go marching in, Traditional S.I.M. mp3 pdf

COME PIOVEVA!

E' ora è la volta di… un'altra famosissima… storica… poetica… indimenticabile canzone di fine guerra… La vita nelle città e nelle campagne va avanti comunque… nonostante gli immensi lutti… Gli esponenti della nuova borghesia fanno di tutto per rendere l'Italia simile ai paesi vincitori, tra tutti la Francia; e il terreno sul quale è più facile agire è quello dello spettacolo. Tuttavia, i lustrini e le paillettes dei tabarin non fanno rivivere la spensieratezza della belle époque. L'atmosfera è invece pregna di delusione, espressa a chiare lettere dalle parole "Come pioveva" (1918), di Armando Gill, primo vero cantautore italiano, che ne scrive musica e testo.

Testo:

Ed io pensavo ad un sogno lontano
a una stanzetta d'un ultimo piano,
quando d'inverno al mio cuore si stringeva...
...Come pioveva ...come pioveva!

C'eravamo tanto amati
per un anno e forse più,
c'eravamo poi lasciati...
non ricordo come fu...
ma una sera c'incontrammo,
per fatal combinazion,
perché insieme riparammo,
per la pioggia, in un porton!

Ed io pensavo ad un sogno lontano
a una stanzetta d'un ultimo piano,
quando d'inverno al mio cuore si stringeva...
...Come pioveva ...come pioveva!

Come stai? Le chiesi a un tratto.
"Bene, grazie, disse, e tu?".
"Non c'e' male" e poi distratto:
"guarda che acqua viene giù!".
"Che m'importa se mi bagno?"
Tanto a casa debbo andare
"Ho l'ombrello, t'accompagno"
"Grazie, non ti disturbar..."

Così pian piano le presi le mano
mentre il pensiero vagava lontano...
quando d'inverno al mio cuore si stringeva...
...Come pioveva ...come pioveva!

Ma il ricordo del passato
fu per lei il più gran dolore,
perché al mondo aveva dato
la bellezza ed il candore...
così quando al suo portone
un sorriso mi abbozzò
nei begli occhi di passione
una lacrima spuntò...

Quando una sera in un sogno lontano
nella vettura io le presi la mano
quando salvare ella ancora si poteva!...
...Come pioveva ...così piangeva!

Orchestra

quando salvare ella ancora si poteva!...
...Come pioveva ...così piangeva!

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IL SILENZIO FUORI ORDINANZA

Il 27 Luglio scorso, anniversario dell'ultimo giorno di pace in Europa prima dello scoppio della Grande Guerra, un'onda musicale si è propagata in tutto il mondo. Su proposta dell'Italia, nello stesso giorno, trombettisti dei Paesi allora coinvolti hanno suonato dai luoghi storicamente più significativi del conflitto per ricordare tutti i caduti.
Per ricordare l'avvenimento, Simba Musicamedia propone "Il Silenzio" per Tromba e Orchestra e altre formazioni, come se la musica fosse una forma di resistenza all'assordante frastuono della guerra. Nell'impossibilità di trovare uno spazio tra i suoni arroganti della battaglia, questa melodia appena sussurrata può diventare, "quel Silenzio che è metafora della restituzione di una pace perduta".
Alcune fonti in rete, (qui), ci raccontano la "vera" storia di questa melodia.
Nel 1862, durante la Guerra Civile, il capitano nordista Robert Ellicombe con i suoi uomini si trovava presso Harrison's Landing in Virginia, mentre l'esercito sudista era nell'altro lato del campo di battaglia. Durante la notte il capitano Ellicombe sentì alcuni gemiti di un soldato ferito nel campo. Arrancando tra il fuoco nemico, il capitano raggiunse il soldato, lo tracinò fino al suo accampamento e scoprì solo in quel momento che era un sudista, ma purtroppo era già morto. Quando il capitano accese la lampada per vedere il volto del soldato, rimase senza fiato e paralizzato: era suo figlio. Il ragazzo stava studiando musica nel Sud quando iniziò la guerra e, senza dire nulla a suo padre, si arruolò nell'esercito sudista.
Il mattino seguente il padre chiese ai suoi superiori di dare al figlio una degna sepoltura, con tutti gli onori militari e la banda. Gli fu concesso un solo musicista. Il capitano scelse un trombettiere per suonare alcune note musicali che aveva trovato in una tasca della divisa del giovane defunto. Nacque così la melodia che oggi conosciamo come "Taps", ovvero il Silenzio, il cui testo recita:

Day is done, gone the sun,
From the lake, from the hills, from the sky;
All is well, safely rest, God is nigh.

Fading light, dims the sight,
And a star gems the sky, gleaming bright.
From afar, drawing nigh, falls the night.

Thanks and praise, for our days,
'Neath the sun, 'neath the stars, neath the sky;
As we go, this we know, God is nigh.

Sun has set, shadows come,
Time has fled, Scouts must go to their beds
Always true to the promise that they made.

While the light fades from sight,
And the stars gleaming rays softly send,
To thy hands we our souls, Lord, commend.

La storia raccontata da Wikipedia è leggermente diversa: La melodia è una variazione di una precedente aria conosciuta come "Scott Tattoo", usata negli U.S.A. dal 1835 al 1860, e fu arrangiata dal generale Daniel Butterfield che comandava la 3a brigata della 1a divisione nel V corpo d'armata mentre si trovava a Harrison's Landing, in Virginia, nel luglio del 1962, per sostituire la precedente melodia francese usata fino ad allora come segnale di "spegnere le luci". Nel giro di qualche mese, "Taps" fu adottata sia dalle forze dell'Unione che dai Confederati.

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LA CAMPANA DI SAN GIUSTO

Il 3 novembre a Padova in Villa Giusti, alle ore 18.20, il generale Pietro Badoglio e il generale Viktor Webenau firmano l'armistizio tra Italia e Austria-Ungheria. L'interruzione delle ostilità si intende a partire dalle ore 15 del 4 novembre. Situazione caotica nell'esercito austriaco. Le truppe non oppongono più alcuna resistenza all'avanzata italiana, anche perché il quartier generale austro-ungarico nelle primissime ore del giorno ha diramato, l'ordine di cessare immediatamente i combattimenti e deporre le armi, come deciso a Vienna la notte precedente. L'ordine per gli italiani invece è di avanzare senza sosta per raggiungere il massimo degli obiettivi.
Dunque il 3 novembre le truppe italiane fecero il loro ingresso a Trieste, accolte dalla gioia e dalla felicità del popolo che li vedeva come dei redentori, come dei salvatori e liberatori.
Sem Benelli, drammaturgo, poeta e scrittore, uno dei protagonisti della cultura italiana dei primi decenni del '900, autore della notissima e seguitissima "Cena delle beffe", che è presente, così ne descrive le scene: "Ho visto uomini e donne perdere i sensi, baciando la nostra, la loro bandiera. Ho visto uomini e donne gettarsi in ginocchio a mani giunte, adorando, davanti ai soldati, fatti rozzi e irsuti dalla lunga guerra, ma commossi come fanciulli, vergognandosi quasi di non aver saputo prima che tanto amore era in fondo alle loro fatiche"

Testo:

Per le spiagge, per le rive di Trieste
Suona e chiama di San Giusto la campana,
l'ora suona l'ora suona non lontana
che più schiava non sarà!

Le ragazze di Trieste
Cantan tutte con ardore:
"O Italia, o Italia del mio cuore
Tu ci vieni a liberar!"

Avrà baci, fiori e rose la marina,
la campana perderà la nota mesta,
su San Giusto sventolar vedremo a festa
il vessillo tricolor!

Le ragazze...

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LA GUERRA DI PIERO

È una delle più celebri ballate di De André, e costituisce - soprattutto in relazione alla data in cui fu scritta (1964) - una delle rare versioni italiane degli ideali pacifisti cantati oltreoceano da Bob Dylan e Joan Baez. "Un solare inno pacifista ed antimilitarista", l'ha definita Marco Pandin.
La follia della guerra viene denunciata senza lanciare proclami, ma con quasi rassegnata tristezza. L'unica colpa di Piero è di non aver ucciso un uomo con la divisa di un altro colore, non per vigliaccheria, ma, per un senso di fratellanza; per la consapevolezza di essere (come il nemico) una semplice pedina di un gioco disumano ed assurdo, che schiera umili contro umili in una lotta senza senso.
Nonostante il nome chiaramente italiano del soldato, La guerra di Piero ha una dimensione metastorica e assume un valore universale, emblematico, di denuncia dell'azione più tragica e assurda che l'uomo possa commettere. (da: www.giuseppecirigliano.it/La_guerra_di_Piero.htm)

Testo:

Dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall'ombra dei fossi,
ma sono mille papaveri rossi.

«Lungo le sponde del mio torrente
voglio che scendan i lucci argentati,
non più i cadaveri dei soldati
portati in braccio dalla corrente.»

Così dicevi ed era d'inverno
e come gli altri verso l'inferno
te ne vai triste come chi deve
il vento ti sputa in faccia la neve.

Fermati Piero, fermati adesso
lascia che il vento ti passi un po' addosso,
dei morti in battaglia ti porti la voce,
chi diede la vita ebbe in cambio una croce.

Ma tu non lo udisti e il tempo passava
con le stagioni a passo di giava
ed arrivasti a varcar la frontiera
in un bel giorno di primavera.

E mentre marciavi con l'anima in spalle
vedesti un uomo in fondo alla valle
che aveva il tuo stesso identico umore
ma la divisa di un altro colore.

Sparagli Piero, sparagli ora
e dopo un colpo sparagli ancora
fino a che tu non lo vedrai esangue,
cadere in terra a coprire il suo sangue.

«E se gli sparo in fronte o nel cuore
soltanto il tempo avrà per morire
ma il tempo a me resterà per vedere
vedere gli occhi di un uomo che muore.»

E mentre gli usi questa premura
quello si volta ti vede ha paura
ed imbracciata l'artiglieria
non ti ricambia la cortesia.

Cadesti a terra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che il tempo non ti sarebbe bastato
a chieder perdono per ogni peccato.

Cadesti a terra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che la tua vita finiva quel giorno
e non ci sarebbe stato ritorno.

«Ninetta mia, crepare di Maggio
ci vuole tanto troppo coraggio.
Ninetta bella, dritto all'inferno
avrei preferito andarci in inverno.»

E mentre il grano ti stava a sentire
dentro le mani stringevi il fucile,
dentro la bocca stringevi parole
troppo gelate per sciogliersi al sole.

Dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall'ombra dei fossi
ma sono mille papaveri rossi

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LA LEGGENDA DEL PIAVE

C'è una canzone che sembra riassumere tutta la nostra guerra. L'ha scritta la sera del 23 giugno 1918 un impiegato postale. Si intitola La leggenda del Piave, meglio conosciuta come la canzone del Piave, è una delle più celebri canzoni patriottiche italiane. Il suo autore si chiama Giovanni Gaeta, ma il pubblico lo conosce sotto lo pseudonimo di E.A. Mario, L'inno contribuì a ridare morale alle truppe italiane.

Testo:

Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio
Dei primi fanti il ventiquattro maggio:
l’Esercito marciava per raggiunger la frontiera,
per far contro il nemico una barriera.
Muti passaron quella notte i fanti;
tacere bisognava e andare avanti.
S’udiva intanto dalle amate sponde
Sommesso e lieve il tripudiar de l’onde:
era un presagio dolce e lusinghiero.
Il Piave mormorò: “non passa lo straniero”.

Ma in una notte triste si parlò di tradimento,
e il Piave udiva l’ira e lo sgomento.
Ahi, quanta gente ha visto venir giù, lasciare il tetto,
per l’onta consumata a Caporetto!
Profughi ovunque! Dai lontani monti
Venivan a gremir tutti i suoi ponti.
S’udiva allor dalle violate sponde
Sommesso e triste il mormorio de l’onde:
come un singhiozzo in quell’autunno nero.
Il Piave mormorò: “ritorna lo straniero”.

E ritornò il nemico, per l’orgoglio e per la fame
Volea sfogar tutte le sue brame.
Vedeva il piano aprico di lassù: voleva ancora
Sfamarsi e tripudiare come allor…
“NO” disse il Piave, “NO” dissero i fanti,
“mai più il nemico faccia un passo avanti”
Si vide il Piave rigonfiar le sponde!
E come i fanti combattevan l’onde.
Rosso del sangue del nemico altero,
Il Piave comandò: “indietro va' straniero!”

E indietreggiò il nemico fino a Trieste, fino a Trento
E la Vittoria sciolse le ali al vento.
Fu sacro il patto antico: tra le schiere furon visti
Risorgere Oberdan, Sauro e Battisti.
L'onta cruenta e il secolare errore
infranse alfin l'italico valore.
Sicure l’Alpi… libere le sponde
E tacque il Piave: si placaron l’onde.
Sul patrio suol, vinti i torvi imperi,
la pace non trovò nè oppressi nè stranieri.

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'O SURDATO 'NNAMMURATO

Nel 1915 l'Italia ha fatto il suo ingresso nella Grande guerra. Presto la guerra si rivelerà in tutta la sua atrocità come la peggiore fino a quel momento combattuta. All'entrata in guerra la canzone preferita è "'O surdato 'nnammurato", il cui testo racconta la disperazione di un soldato, che combatte al fronte, per la lontananza della sua amata che forse non rivedrà più. 'O surdato 'nnamurato è una delle più belle canzoni e famose canzoni della tradizione napoletana, e diviene presto una canzone conosciuta e popolare in tutta Italia; è il vero inno della prima guerra mondiale, ma è un inno contro la guerra. La guerra è in negativo ciò che l'amore è in positivo, per questo la guerra neanche compare nel testo della canzone, si capisce che chi esprime la sua tristezza per la donna lontana sia un soldato al fronte, solo per il titolo. Questo rende ancora più radicale la condanna della guerra e ancora più universale il suo riufiuto. Quello che esprime il soldato non è patriottismo, eroismo, dedizione alla patria, la sacra missione del combattente, il suo unico sentimento è l'amore e la guerra è solo "impedimento all'amore". 'O surdato 'nnamurato è una dichiarazione universale di rifiuto della guerra.

Testo:

Staje luntana da stu core,
a te volo cu 'o penziero:
niente voglio e niente spero
ca tenerte sempe a fianco a me!
Si' sicura 'e chist'ammore
comm'i' so' sicuro 'e te...

Oje vita, oje vita mia...
oje core 'e chistu core...
si' stata 'o primmo ammore...
e 'o primmo e ll'ùrdemo sarraje pe' me!
 
Quanta notte nun te veco,
nun te sento 'int'a sti bbracce,
nun te vaso chesta faccia,
nun t'astregno forte 'mbraccio a me?!
Ma, scetánnome 'a sti suonne,
mme faje chiagnere pe' te...

Oje vita....oje vita mia...
oje core 'e chistu core...
si' stata 'o primmo ammore...
e 'o primmo e ll'ùrdemo sarraje pe' me!

Scrive sempe e sta' cuntenta:
io nun penzo che a te sola...
Nu penziero mme cunzola,
ca tu pienze sulamente a me...
'A cchiù bella 'e tutt''e bbelle,
nun è maje cchiù bella 'e te!

Oje vita....oje vita mia...
oje core 'e chistu core...
si' stata 'o primmo ammore...
e 'o primmo e ll'ùrdemo sarraje pe' me!

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TA PUM

Ogni guerra è stata accompagnata dal canto. Canti patriottici, ma anche espressioni musicali nate semplicemente per alleviare le sofferenze dei soldati, distogliendoli dalla triste condizione in cui si trovavano. Ad esempio, il canto "Ta pum", della prima guerra mondiale, è un chiaro esempio di come anche la musica avesse un ruolo importante nella vita dei combattenti.
A creare "Ta-pum" fu un ardito bombardiere volontario del I° conflitto, tale Nino Piccinelli, nato a Chiari nel 1898, ottimo musicista e valoroso combattente sull'Ortigara.
Dal punto di vista musicale la canzone presenta una struttura strofica, basata sull'intonazione di tutte le strofe del testo su una melodia sempre uguale.

Testo:

Ho lasciato la mamma mia,
l'ho lasciata per fare il soldà.
ta pum ta pum ta pum..
ta pum ta pum ta pum...

Venti giorni sull'Ortigara
Senza il cambio per dismontà…
Ta-pum, ta-pum, ta-pum…
Ta-pum, ta-pum, ta-pum…

Se domani si va all'assalto
Soldatino non farti ammazzar…
ta pum ta pum ta pum..
ta pum ta pum ta pum...

Quando poi si discende a valle
Battaglione non ha più soldà…
ta pum ta pum ta pum..
ta pum ta pum ta pum...

Orchestra

Nella valle c'è un cimitero
Cimitero di noi soldà…
ta pum ta pum ta pum..
ta pum ta pum ta pum...

Cimitero di noi soldati
forse un giorno ti vengo a trovàr…

ta pum ta pum ta pum..
ta pum ta pum ta pum...

ta pum ta pum ta pum..
ta pum ta pum ta pum...

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WHEN THE SAINTS

Questo spiritual è inserito in questa sezione quale omaggio alle truppe americane che sono arrivate in Europa a fianco dell'Intesa. Infatti, tra i primi volontari sbarcati c'era un ragazzo diciassettenne, trombettiere del 316° reggimento, che ci rimette un polmone per l'iprite; si chiamava Louis Armstrong.

Testo:

OH when the Saints,go marching in,
oh when the Saints,go marching in.
I wanna be,
be in that number,
oh when the Saints go marching in.
And when the stars,begin to shine,
and when the stars,begin to shine.
I wanna be,
be in that number,
oh when the Saints go marching in.
And when the bands,begins to play,
and when the bands,begins to play.
I wanna be,
be in that number,
oh when the Saints go marching in.
When Gabriel blows,in his horn,
when Gabriel blows,in his horn.
I wanna be,
be in that number,
oh when the Saints go marching in.
And on that,hallelujah-day,
and on that,hallelujah-day.
I wanna be,
be in that number,
oh when the Saints go marching in.

(Top)


Musicamedia di Giovanni Ferracin pagine viste

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da novembre 2008